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LA SCUOLA NON E’ UGUALE PER TUTTI

LA SCUOLA NON E’ UGUALE PER TUTTI

Oggi vogliamo raccontarvi la storia di Silvia e Federico: lei è una mamma, lui un bambino, come tutti i bambini speciale.

Federico però è ancora più speciale (ci scuserete se in questo caso deroghiamo allo stil novo di Dante!), perché ha esigenze speciali in un mondo nel quale troppo spesso, gli ultimi sono destinati a rimanere ultimi per meri cavilli burocratici.

Accade così che in Sicilia il 12 Settembre le scuole si ripopoleranno di bambini, che gli insegnanti riprenderanno la loro importantissima opera di educatori, e tutti  aspetteranno il ponte dei morti, le vacane di natale e le agognate vacanze estive… Quasi tutti, si perché, Federico come altri 32 bambini, non potrà iniziare il suo anno scolastico, poiché l’ente preposto, non ha ancora nominato gli insegnanti da destinare al sostegno dei bambini davvero speciali.

Apprendiamo, informandoci, che è questione di pochi giorni, al massimo una settimana e gli incarichi verranno affidati, ma il problema non è questo, il problema è: perché?

Perché dovendo procedere alle nomine lo si fa a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico?

Perché dovendo procedere alle nomine non si preventivano le esigenze formative dell’intero tessuto scolastico?

Perché dovendo procedere alle nomine l’insegnamento di sostegno importante al pari di qualsiasi altra attività didattica viene procrastinato?

Tutti perché ai quali probabilmente non troveremo risposta: informandoci, insegnati di ruolo (ex precari), e precari ci spiegano che ogni anno la storia si ripete, come un mantra al quale ci dovremmo abituare … un mantra però inaccettabile, a maggior ragione, quando una madre (Silvia), lancia un appello accorato chiedendo di diffonderlo quanto più possibile:

post Facebook di Silvia

post Facebook di Silvia

Come Silvia, anche noi non ci stiamo, e nel nostro piccolo vogliamo alzare la voce con lei, per lei e per tutti coloro che dal 12 settembre si vedranno negato il diritto allo studio.

Diceva Piero Calamandrei “È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. 1 – “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società”.

Perché anche Federico, e tutti i portatori di bisogni speciali come lui, hanno il diritto di crescere, e la loro crescita (più di ogni altra) non può che essere per la nostra società fonte di arricchimento.

 

 

Filippo Messina

Settembre 11th, 2019

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